Gli Assedi    
 

Nella sua storia Palmanova subì tre assedi, tutti nella prima metà dell'Ottocento:

dal 10 aprile al 13 maggio 1809 la guarnigione franco-italiana rimase asserragliata nella fortezza.
Le truppe austriache tolsero il blocco e si ritirarono verso Vienna, seriamente minacciata da Napoleone.
Pamanova fu liberata dalle avanguardie del generale Marmont.;
 

dal 26 ottobre 1813 al 19 aprile 1814 più di 3.000 uomini al comando del generale François Valterre barone di Sant'Angelo furono bloccate dagli austriaci all'interno delle mura e subirono pesanti bombardamenti.
In uno di questi andò a fuoco il Monte di Pietà.

  La guarnigione si arrese solo a seguito del trattato di Chiarino-Rizzino.
I soldati francesi poterono rientrare in patria, mentre gli Italiani furono integrati nell'esercito austriaco; dal 24 marzo al 25 giugno 1848 Palma insorse, assieme a Milano e Venezia.

Nell'avanzata dell'esercito austriaco per la riconquista del Lombardo-Veneto la fortezza rimase isolata. Al suo interno la guarnigione era composta da ex-soldati imperiali, un reparto di artiglieria da piazza piemontese, inviato in soccorso dal re Carlo Alberto, Guardie Nazionali e Crociati, cioè civili volontari provenienti da Venezia.

Al comando degli insorti ci fu il generale Carlo Zucchi, che aveva militato sotto le bandiere del Regno d'Italia nel periodo napoleonico e che stava scontando, proprio a Palmanova, una condanna per la sua partecipazione ai moti anti-austriaci del 1831.
La città fu pesantemente bombardata e diversi furono gli assalti ordinati dal comandante delle truppe ossidionali generale Ignazio Csivich.
 
         
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